dietro le quarte – la fragilità delle storie

Ho mandato Polvere all’agente che me l’aveva chiesto. Ora inizia la lunga attesa.

Dal momento che dopo tre mesi di full immersion posso distaccarmi un po’ dal romanzo, inizio a rendermi conto di alcune cose. Non tanto singoli problemi da sistemare (anche quelli, chiaro, soprattutto grazie all’aiuto di alcuni buoni amici), quanto piuttosto di caratteristiche generali della storia che ho scritto (in cui due dimensioni parallele sono unite dal pozzetto idraulico di una vecchia casa di campagna sulla linea gotica), e forse caratteristiche generali delle opere di finzione.

Se dovessi riassumere queste caratteristiche di carattere generale che mi sono sovvenute in una sola parola, sceglierei: fragilità.

Penso al romanzo che ho scritto, alle scene che ho deciso di mettere in luce, ai personaggi che le popolano, e mi sembra che si tratti di un ecosistema estremamente instabile, fragilissimo, che basti un concetto sbagliato per demolirlo.

Ecco, questo pensiero non ha una conclusione. Voi avete qualche idea? :)

hugs and love,

e.

 

6 risposte a "dietro le quarte – la fragilità delle storie"

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