maslov01

Hýbris\1.|FRONTIERA|

di Isa Thid

Hýbris – Anni 2050

[Tecnologia: Innesti cerebrali wireless con funzione principalmente social. Eye-like e` il social network piu` in voga.]

L’ Incipit:

Sapeva di avere poche probabilità di successo ed era terrorizzata all’idea di fallire, ma nessuno l’avrebbe mai chiamata vigliacca. Per questo e altri motivi, quando Maslov decise di evadere, Azura lo seguì.

Erano tutti accucciati dietro al cabinotto del teleriscaldamento. Sudavano freddo. Il loro non era un piano complesso. Maslov diceva sempre che i piani complessi fallivano, che non lasciavano spazio all’improvvisazione e Azura gli credeva. Ma stava morendo di paura e Maslov non tornava. Aspettava ad ogni momento di sentire il fischietto dei secondini, immaginava vividamente la carica che avrebbe posto fine alla loro fuga patetica, spedendoli dritti in infermeria, o in obitorio. Sarebbero diventati parte della larga schiera di desaparesidos dei centri di identificazione.

Non aveva un orologio, ma aveva avuto il tempo di pensare a molte cose da quando erano scivolati fuori dal dormitorio e Maslov aveva detto di rimanere nascosti. Troppe cose, troppo tempo.

Quel pomeriggio sua madre l’aveva fissata con gli occhi lucidi. “Prendi Massi e portalo con te” aveva detto annuendo come una bambola a molla. “In Svezia offrono asilo politico, oggi è arrivata una ragazza nuova, l’ha letto su un opuscolo.”

Azura aveva deglutito, fissando lo sguardo sul volto oltre la rete. “Vi ammazzeranno, mà.”

L’annuire si era interrotto e gli occhi della madre si erano rialzati. “Può anche darsi” aveva detto. “Può darsi benissimo, ma non ci pensare.”

Un rumore vibrante l’aveva fatta staccare dalla rete. Una guardia rinfoderava il manganello scuotendo la testa. “Dovresti vergognarti.”

Azura aveva annuito una sola volta, seccamente, giurando vendetta. Ma se non fosse riuscita a scappare avrebbero ammazzato sua madre, suo padre e anche lei. Forse sarebbero andati a cercare Massi e avrebbero ammazzato pure lui. Tutta la famiglia sulla pubblica piazza. Ma no, queste cose non le facevano. Non ancora, aggiunse ingoiando un sapore amaro.

“Ma dov’è Maslov?” sbottò Michelle. “Se quella merda russa ci ha fregati giuro che, che… ” s’interruppe per asciugarsi una lacrima.

Azura fece un respiro profondo. Era la più giovane lì in mezzo, e l’unica donna. “Stai molto calmo, Michelle. Lo sai, no? Adesso torna.”

“E se invece, se invece c’ha preso gusto e ci molla qui, e si fa bello con quello là e ci denuncia tutti, eh? C’hai pensato?” squittì.

Azura strisciò più vicino al compagno e gli afferrò la mandibola. “Se non smetti di dire cazzate ti cavo gli occhi, chiaro?”

Fece ruotare lo sguardo sugli altri componenti del gruppetto. Maslov li aveva scelti tra tutti, non li avrebbe mai abbandonati. Eppure non tornava. La rincuorava che gli altri non fossero nemmeno sfiorati dall’idea che fosse stato preso. Forse però doveva andare a cercarlo.

Sentì un rumore e schiacciò il ventre a terra. A ogni respiro smuoveva la polvere fine del cortile. Vedeva solo il blocco di cemento davanti a lei e con la coda dell’occhio quell’idiota di Michelle alla sua sinistra. Una risatina querula.

“Allora, mon petit? Ti sei divertito?”

Come sentì quella voce Azura si irrigidì, pronta a scattare. Era lui. Aveva un tono da puttana e quasi lo vedeva accarezzare il viso del secondino. Poi sentì un guaito e si alzò sulle ginocchia.

La guardia era accucciata a terra in posizione fetale e Maslov gli tirava calci nelle reni. “Sì, ti è piaciuto tanto, vero?” sibilava abbassandosi per piantargli una gomitata sul naso. “Ne è quasi valsa la pena, tutte queste settimane a farti lavoretti, mi sento ripagato.”

La guardia mugugnò qualcosa tra le labbra spaccate.

“Maslov, idiota, non l’ammazzare.” Azura lo raggiunse, prese il corpo per i piedi e iniziò a trascinarlo a ridosso del dormitorio, dove la luce azzurrina dei fari non arrivava. Michelle si affrettò a prenderlo per le braccia mentre Maslov si scioglieva i capelli e rifaceva la coda, strettissima.

Azura lasciò cadere il corpo senza un filo di rimorso, guardando distrattamente il bottone di metallo sulla tempia sinistra che indicava un innesto cerebrale parecchio datato. Non emetteva alcuna luminescenza. Non era nell’interesse di un secondino che i suoi rapporti omosessuali finissero in diretta su eye-like. Meno male.

Maslov le si avvicinò senza fretta. “Lasciami ancora un minuto d’intimità col mio amico, vuoi, chérie?” e si sbottonò i pantaloni.

“Che cosa fai?”

“Solo un minuto” disse, e iniziò a pisciare addosso al secondino che si contorceva debolmente.

Azura si voltò disgustata. “Sarai anche frocio ma resti un porco.”

“Non guardare, chérie” disse Maslov con un gemito di sollievo. “Sarai anche lesbica ma hai il cuore tenero.”

“Non sono lesbica” ringhiò lei tornando dagli altri. Michelle tremava come una foglia.

[…]

*

Image: Revenge by Zephyri

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