punk_girl_by_chowdown-d6lszsa

Hýbris\2. Lyly

di Sana Kiurata

Sweet dreams are made of this
Who am I to disagree?
I travel the world and the seven seas
Everybody’s looking for something

Some of them want to use you
Some of them want to get used by you
Some of them want to abuse you
Some of them want to be abused

“Chi è onesto non ha niente da nascondere”. Con questo slogan il nostro paese ha promosso, negli ultimi 20 anni, campagne per fagocitare ogni spazio di privacy. Viviamo connessi e schedati.
Mi chiamo Lilian McGregor, e sono una terrorista.
Vivo a L, una delle più grandi e vecchie polis, nella periferia di Roma est, assieme alla mia vera famiglia.
Se guardaste i miei documenti, vi avvertirebbero subito che sono una sangue misto, un bizzarro incrocio tra un irlandese e una rom, venuto al mondo in una notte di 25 anni fa in una casa di Cork.
Ma io non sono irlandese, e nemmeno rom.
Io appartengo a un solo e ad un solo luogo, appartengo a L.
Per tutta la vita ho cercato il mio posto nel mondo e finalmente l’ho trovato.
Le brave persone obbietteranno che i miei amici sono gente pessima: cyber criminali, disertori, artefatti, dissidenti, deviati.
Tutto vero. È questo che noi siamo. Siamo gli scarti, la melma della società.
Ma per la Dea, siamo vivi. Siamo gli unici vivi in un mondo di zombie.
Qui nessuno ci dirà mai cosa possiamo o non possiamo leggere, nessuno ci impianterà dei cazzo di chip di localizzazione, né ci sottoporrà a percorsi riabilitativi per la correzione delle devianze sessuali o si permetterà mai di dirci quale sia il nostro scopo.
Questo luogo è nostro, e nessuno ce lo porterà via.
Non vi fate ingannare da quella foto sulla mia carta d’identità, potrei spezzarvi il collo con una mano: sono un artefatto.
Prima di arrivare qui ero nell’Ira, che ha gentilmente contribuito a pagare le mie operazioni: sette in tutto, una per ogni impianto.
Ma la loro idea di libertà è marcia, marcia come questo mondo, come la gente, come gli stati e le corporazioni.
Anzi, sono una corporazione, ormai.
Quindi, l’unica libertà che ci resta è quella dell’ombra, della rabbia e della rete.
Scappare, sottrarsi al sistema, disertare l’appuntamento con l’umanificio della nostra età adulta, diventare anomalie, scarti.
Perdere il nostro nome, forse, ma non la nostra essenza.
Inventarci sotterfugi per aggirare il filo spinato, per sopravvivere, e liberare altri e altre.
Ma restiamo ciò che siamo: mostri.
In un mondo di vampiri, è l’unico umano l’anomalia, il mostro.
“Robert Neville posò lo sguardo sui nuovi abitanti della Terra. Sapeva di non essere uno di loro; sapeva di essere un’anatema, un orrore nero da distruggere, come i vampiri. E quell’idea lo colpì come un fulmine, divertendolo perfino nel dolore.”  (da Io sono leggenda – Richard Matheson)


Incipit

Lyly fissò la grande porta a vetri ancora una volta, nella tasca del cappotto teneva stretto in pugno il controller della bomba.
Provò pietà per quei poveretti che si trovavano all’interno dell’edificio, poi ricordò i racconti di suo padre, del Rosso, dei compagni dell’IRA, delle torture perpetrate all’interno delle caserme, di quello che avveniva nei centri scanning alla gente come loro.
Ricordò Ringhio, morto a 28 anni per le percosse.
Pensò a Mart, chiuso a vita in una cella con la sola colpa di aver protetto la sua compagna dalle manganellate.
Estrasse la mano dal cappotto e fissò il controller.
Chi era lei, per dare la morte?
Era solo Lilian, l’eterna figlia di un’eroe dell’Ira?
No, lei oggi aveva un solo nome, oggi era Morrigan, la signora dei corvi che chiama vendetta.
Aveva il viso della figlia che Ringhio avrebbe avuto, dell’amante per sempre sola di Mart.
Premette il tasto, libera da ogni rimorso; ma subito dopo fece capolino un altro viso.
Era Lyly, abbandonata persino dall’uomo che amava per ciò in cui credeva.
Era sola.
Aveva paura.
Cosa avrebbe potuto trovare, ora, nel mondo?
Niente, più niente.
Si diresse a grandi passi verso la porta, accelerando sempre di più, fino a correre, con il terrore di mancare il grande momento; aveva solo mezzo minuto, mezzo minuto di sofferenza e poi sarebbe finita.
D’improvviso si sentì afferrare, una presa invisibile la strattonò per il cappuccio impedendole di finire la sua corsa e spezzandole il fiato, ma non fece in tempo a girarsi, l’esplosione la investì scagliandola lontano.
Vedeva a malapena il cielo mentre tentava di capire dove fosse, in quale posizione e se fosse ancora viva; ma un attimo dopo fu il buio.
Quello che seguì fu incerto e spezzato, nel primo bagliore di coscienza che ricordasse vide una figura sfocata china su di lei, forse stava parlando ma le fu impossibile distinguere i suoni; l’unica cosa che capì è che non era più in strada, ma al chiuso.
Restare sveglia era estremamente faticoso, così richiuse gli occhi e risprofondò nell’oblio.
Quando si riebbe scoprì che riusciva di nuovo a mettere a fuoco ciò che le stava attorno e i suoni non erano più impastati in un unico, incomprensibile rumore; ma si sentiva debolissima, mancante di ogni energia vitale.
Un ragazzo con i capelli blu era seduto vicino al letto nel quale era distesa, se ne stava su una poltrona con le gambe incrociate e  un libro in mano, assorto nella lettura.
– Dove sono? – sussurrò la ragazza con voce incerta
Il ragazzo alzò lo sguardo dal libro e le sorrise, sporgendosi  verso di lei.
– In un posto sicuro, non temere –
– Chi sei, tu? –
– Non sforzarti a parlare, per le presentazioni avremo tempo dopo –
– Ho…freddo…-
Il giovane sorrise di nuovo e le rimboccò gentilmente la coperta
– Meglio? –
Non riuscendo più a parlare lei annuì debolmente.
– Ora riposati, va tutto bene, non preoccuparti…sono un amico –
Lilian avrebbe voluto ribattere ma non riusciva a trovarne la forza, voltò debolmente il viso sul cuscino e si riaddormentò. (…)


Personaggi

Lilian “Lyly” McGregor  – [scheda-pg_Lyly]

Delan

Acanto

Gallagh

Il Rosso


(…)Esatto. Tra qualche anno ne avrà il doppio, e poi forse il triplo. Magari perderà qualche arto combattendo…sai che succede agli Artefatti quando invecchiano? –

Delan aggrottò la fronte:  – Diventano…strani –

– Impazziscono, ragazzo. Vanno fuori di testa. Ad oggi non c’è nessun Artefatto che abbia superato i 42 anni. Quelli che non muoiono per le infezioni durante qualche operazione di potenziamento o per le droghe che assumono o per le ferite, si suicidano, perchè questa vita logora la mente. Mediamente un abitante della downtown vede meno di 5 omicidi l’anno, uno come noi ne vede tra i 15 e 20…un Artefatto, di media, assiste a 175 omicidi l’anno, ed è esecutore della metà. Sai quanta gente ha già ucciso la tua Lyly? –

Delan si voltò a osservare il viso della ragazza addormentata mentre la sua mente agile faceva il calcolo.

– Circa 700. – sussurrò

– Capisci la differenza ora, ragazzo, tra te e lei? Tu sei uno smanettone, lei una killer. Gli Artefatti vivono tutto a intensità doppia: soffrono di più, odiano di più e amano di più…perchè non hanno tanto tempo. – (…)

(Dialogo tra Delan e Priscilla)


(…)- Shhh, ragazzina fai silenzio…sto salvando il mondo! – (…)

(Acanto)


(…)- Sei diventata forte, eh? – la schernì – tutta quella merda elettronica che ti sei fatta impiantare – scosse la testa – che schifo! Solo un vigliacco farebbe una cosa del genere…dovresti arrenderti all’evidenza, Fearless, le donne non sono fatte per combattere. –

– Perchè? Chi l’ha detto?- chiese Lyly con tono amaro.

– Dio. Dio vi ha fatte deboli e inadeguate alla guerra – il ragazzo si avvicinò di qualche passo – avete bisogno di qualcuno che si occupi di voi, che vi protegga – le accarezzò il viso, abbracciandola con forza.

Lyly chinò il capo, respirando a fondo e stringendo i pugni.

– Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore; il marito infatti è capo della moglie. Efesini 5, versetti 22-23 – le sussurrò il giovane nell’orecchio.

Lei tremò, di scatto alzò il pugno, colpendolo al mento con un gancio.

– Allora puoi riferire al tuo Dio che Fearless gli manda a dire di andare a farsi fottere. – (…)

(Dialogo tra Lyly e Gallagh)


(…)Il ragazzo la fissò in silenzio: – Perché lo fai, allora? –

– Perché sono i soli che conosco che in qualche modo combattono ancora…io non voglio arrendermi –

– Si, ma per cosa combatti? –

– Per un mondo più libero…dove chiunque può leggere quello che gli va, e sapere e pensare e imparare quello che vuole, dove la qualità della tua vita non dipende da quanti soldi possiedi; dove una persona diversa dalla norma non è per forza in pericolo o in costante lotta con il resto del mondo…-

Lilian fece una pausa, alzando lo sguardo a osservare il viso del giovane

-…dove le persone che mi stanno a cuore possano essere al sicuro –

Delan annuì:  -Credo di capire – le sorrise – Sei una ragazza strana, Lilian McGregor –

lei gli sorrise di rimando: – Ha parlato quello normale!-

– Mai sostenuto di essere normale!- (…)

(Dialogo tra Lyly e Delan)


(…)- Guarda Lyly, guarda che bel mondo possiamo creare…- con la mano le indicò un punto imprecisato all’orizzonte.

La città sotto di loro appariva piena di luci e suoni, e Lilian pensò che non aveva mai visto niente di tanto straordinario.

-…è lì, è ai nostri piedi…dobbiamo solo volerlo…lo vedi?-

Lyly sorrise, la meraviglia negli occhi: – Oh si, lo vedo eccome…ed è spettacolare… – sussurrò (…)

(Dialogo tra Acanto e Lyly)


Ispirazioni musicali

Strawberry Gashes – Jack off Jill

Hi Lily – The Real McKenzies

I miei amici – Assalti Frontali

Where is my mind – Pixies

Enter the Ninja – Die Antwoord

Prima della fine – Gente Strana Posse

La vita che verrà – Gente Strana Posse

Solo Noi – Dos de Picos

Ballata per la mia piccola iena – Afterhours

 

Image: Punk girl by Alex-Chow

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