Grifo Sinossi

[SPOILER!]

Grifo è un romanzo fantasy medievale che racconta una guerra di religione seguendo tre punti focali:
La delegazione del principe cadetto
Irio dei Gastaldi, secondogenito di Re Fero, brama di salire al trono. Manipolatore sfacciato, stringe alleanze segrete con l`Ecclesia (che intimorita dall`eresia vuole affidare lo scettro del Grifo Bianco a un uomo malleabile) e con l`eresia (tenuta nascosta anche ai suoi piu` stretti collaboratori). Per portare a termine i suoi piani raduna attorno a se` una guardia personale composta da Rea, guardia reale; Nineve, maga dell`aria; Linetta, ragazzina guaritrice e Crono, sedicente incantatore dal carattere instabile.
La delegazione del principe cadetto seguira` la pista degli spettri per scoprire che vengono generati da incantatori dai capelli d`argento al servizio dell`eretico Clodoveo Ventonero.
L`Ecclesia ortodossa
I Figli dei Dodici Dei dell`ortodossia hanno dettato legge nel Regno di Grifo al pari del sovrano fino a pochi anni prima. Da qualche tempo, tuttavia, il potere del Re è debole e l`unità del regno minacciata dalle spinte indipendentiste dei marchesati e delle contee. Altro piu` serio motivo di preoccupazione è un`eresia del nord, soprattutto per Evaldo da Nivefonti detto il Vecchio Inquisitore, Figlio della Dea Iusmet della Giustizia.
Al fianco di Sisismonda la furiosa e Gioele il mite, Evaldo partira` verso nord per scoprire quanto piu` possibile sull`eresia Clodovingia. Giunto a Crincorvo, citta` situata sul valico montano che separa il sud ortodosso dal nord scismatico, apprende che l`eretico ha conquistato un`importante fortezza del nord e sta scendendo a sud con un`armata di spettri.
L`eresia Clodovingia
Clodoveo detto il Ventonero, Profeta del Dio dai Sette Volti, ha radunato un`armata per conquistare un regno alla sua fede. Assieme a un incantatore reietto ha riscoperto l’arte a lungo dimenticata di generare spettri, creature incorporee che portano alla follia a causa del terrore che infondono. Grazie alla dedizione del suo esercito e agli spettri al suo servizio, Clodoveo riesce a conquistare Caletra e Crona nell’estremo nord, prima che al sud l’Ecclesia e il Re ricevano notizie e preparino le difese sul valico di Crincorvo.
Clodoveo portera` il suo esercito a sud e conquistera` Crincorvo per poi occupare il Regno di Grifo e mettere sul trono il suo alleato segreto, Irio dei Gastaldi.

I capitoli

1. L’uomo dell’Inquisizione

Evaldo da Nivefonti, conosciuto come il Vecchio Inquisitore, sale a fatica gli innumerevoli gradini della torre del Concilium. Qui, uno dopo l’altro, arrivano i Figli degli Dei. L’Ecclesia è minacciata da un’eresia che giunge dal nord. Non se ne sa quasi nulla se non che sta prendendo piede troppo in fretta. Il Concilium decide di arginarne il dilagare rafforzando il potere del regno di Grifo, ovvero mettendo sul trono un uomo fedele all’Ecclesia. La scelta cade su Irio dei Gastaldi, principe cadetto, ambizioso e desideroso di accorciare la linea di successione. Evaldo si assume il compito di istruire e preparare il messo che porterà al principe la buona novella: gli imprimerà il marchio d’infamia riservato agli eretici, di modo che nessuno possa ricondurlo all’Ecclesia qualora venga scoperto.

Crono è un allievo dell’Ecclesia allo Studium di Streio, dove apprende le arti dell’incantamento. Dopo una lezione di teologia rientra nella sua cella ma nel mezzo della notte due Inquisitori lo scortano alla Torre del Concilium e lo chiudono in una cella. Qui, il Vecchio Inquisitore in persona spiega a Crono ciò che vuole da lui: deve imprimergli un marchio da eretico e mandarlo a Castel Grifo con un messaggio segreto per il principe Irio, offrendogli l’appoggio dell’Ecclesia per rivendicare il trono di Grifo. Crono accetta e si fa istruire da Evaldo, poi parte per Castel Grifo.

2. Il principe cadetto [Un anno dopo…]
Irio dei Gastaldi gioca con un gattino sotto i portici marmorei di Castel Grifo quando il cugino Arguto lo provoca rammentandogli il suo status di principe cadetto, secondogenito non destinato a ereditare il trono. Irio lo congeda freddamente, accennando al complotto con cui il traditore Aronne dei Gastaldi, padre di Arguto e fratello di Re Fero, aveva cercato di mettere sul trono il proprio figlio.

Crono, l`uomo dell`Inquisizione, ha stretto amicizia col principe Irio che gli affida un compito: durante i festeggiamenti per il compleanno della Principessa Rosi dovrà trovare una ragazzina guaritrice e portarla nelle sue stanze. Con qualche difficoltà Crono riesce a trovare Linetta, figlia di sguatteri delle cucine, e cerca di portarla da Irio superando la baraonda di nobili, servitori e cuochi che orbitano attorno al salone del banchetto.

Nineve, maga dell’aria, esegue giochi d’aria e luce per intrattenere i nobili ospiti giunti a corte per il compleanno della principessa Rosi. Un paggio, però, le chiede di recarsi alla torre di guardia. Qui trova le sue compagne di studio e il Magister Leonida. Tutte le allieve maghe devono essere sottoposte a una prova per entrare a far parte della guardia personale del principe cadetto e Nineve si distingue per la sua abilita`.

Rea, Guardia Reale, viene convocata da Irio che le chiede di portargli la ragazzina guaritrice e l’uomo che si trova con lei.

Crono sta portando Linetta agli alloggi di Irio ma la ragazzina guaritrice deve fermarsi a curare un giovane dai capelli d’argento. Si tratta di un incantatore potente e pericoloso che stordisce Linetta e si dilegua nei meandri del castello.

Rea trova Crono e Linetta in tempo per veder fuggire il giovane dai capelli d’argento. Senza perdere tempo prende con sé Linetta e la conduce da Irio per ricevere nuove istruzioni, mentre Crono tenta di inseguire l’incantarore nel salone dei festeggiamenti. Guardando la famiglia reale, in particolare Irio e Arguto, Crono ricorda il complotto sventato anni prima: Aronne, fratello di Re Fero e reggente di Crincorvo, aveva manipolato la mente del sovrano inducendolo a lasciare il trono ad Arguto, suo figlio, anziché ad Ermete, il legittimo erede al trono. Una notte, però, Ermete aveva scoperto un assassino inviato ad ucciderlo e l’uomo, interrogato, aveva confessato di agire sotto gli ordini di Aronne. Così il fratello del Re era stato giustiziato per tradimento, il figlio Arguto aveva ereditato la reggenza di Crincorvo ma con l’impedimento ad armare un esercito, ed Ermete era tornato a essere l’erede al trono.

Crono scorge l’incantatore dai capelli d’argento e cerca di raggiungerlo, ma il giovane si dilegua verso gli alloggi della servitù.

Nineve sente dei rumori negli alloggi della servitù e va a controllare. Qui trova una vecchia, una guardia e una ragazzina, un uomo dall’aspetto malconcio e un giovane dai capelli d’argento evidentemente ostile. Cercano di coordinarsi per sconfiggerlo ma falliscono. Quando la vecchia muore e il giovane esce lasciandoli increduli, decidono di comune accordo di chiedere aiuto e raggiungono Irio al salone dei festeggiamenti.

3. A Castel Grifo

La delegazione di Irio cerca l’incantatore dai capelli d’argento senza risultato. A notte inoltrata si fermano nel cortile del mastio per riposare. Nineve intravede un’ombra, va a controllare e vede una nebbia bianca che esce dal muro assumendo la forma di un cavallo dalle orbite vuote. Dà subito l’allarme e gli altri si avvicinano per controllare. In principio sono scettici ma capiscono in fretta che il pericolo è reale.

Linetta, esausta, crolla addormentata ed è scossa dai brividi. Crono la scuote per svegliarla e riferisce ciò che ha sentito dire dai reduci: al nord esistono degli spettri fumosi che inducono la pazzia in chi si addormenta nelle loro vicinanze. Rea consegna Linetta alle guardie e decide con Crono e Nineve di controllare le stalle. Per il cortile passa un carretto con due cavalli morti, erano appena arrivati da Crincorvo come dono di Arguto alla principessa Rosi.

Le stalle sono infestate dagli spettri dei due cavalli morti che mettono in difficoltà la delegazione di Irio. Per tentare di sconfiggerli Crono dà fuoco alla paglia, Rea lo stordisce e lo trascina fuori aiutato da Nineve. Sta ormai albeggiando e Crono si sveglia appena in tempo.

4. La Settima Rivelazione

Lotario, incantatore fedele al Profeta del Dio dai Sette volti, incontra il capitano degli armigeri di Caletra. Si spaccia per un mercante dell’alleata Ferretra e lo corrompe affinché gli apra, la notte prima dei festeggiamenti dell’alleanza, una porta nascosta in modo da far entrare in città i suoi uomini senza dare nell’occhio. Un po’ per avarizia, un po’ perché Lotario è un incantatore potente, il capitano si lascia convincere.

Mentre torna alla taverna dove alloggia, Lotario controlla l’operato dei monaci Settimi che predicano la nuova religione, gli unici capaci di distruggere gli spettri che attaccano la città ogni notte.

Clodoveo detto Ventonero, Profeta del Dio dai Sette Volti, prega in solitudine sperando di ricevere la Settima Rivelazione Divina, ma invano. Torna all’accampamento dove il suo esercito aspetta un suo ordine per marciare verso Caletra, la prima tappa dell’impresa.

Quando raggiunge la sua tenda per la vestizione, però, scopre che il suo scudiero Norberto è incosciente e a sostituirlo trova un ragazzo. Indossa l’armatura e affida al giovane in compito di porgergli la coppa da cui berrà dopo aver parlato all’esercito.

I suoi uomini ascoltano e l’acclamano, ma quando beve dalla coppa per ingraziarsi il favore del Dio perde conoscenza. I suoi uomini torturano il giovane senza successo e vegliano il Profeta, avvelenato e dormiente, senza riuscire a curarlo.

Infine Clodoveo si risveglia. Ha ottenuto dal Dio la Settima Rivelazione, ma Lotario li aspettava a Caletra la notte prima. Il luogotenente Corrado lo aggiorna sulla situazione e dice di aver mandato un messo a Lotario avvertendolo del ritardo.

L’esercito si mette in marcia poco dopo il tramonto, sarà a Caletra la notte successiva.

5. Il vecchio e la fanciulla

Evaldo riesce a convincere il Concilium a farlo partire per Crincorvo, con lo scopo di raccogliere informazioni per debellare l’eresia clodovingia. Con lui partono Sisismonda la Furiosa e Gioele il Mite, con al seguito alcuni Monaci Guerrieri, un Frate Pietista e un manipolo di Inquisitori.

Fanno tappa a Nivefonti, città natale di Evaldo e sede dell’Accademia dei maghi dell’acqua. Quando finalmente giungono a Crincorvo si dirigono subito al Tempio, dove Evaldo incontra il vecchio amico Escanore Crudele, al quale chiederà consiglio per iniziare la sua ricerca.

6. La guardia reale

Rea si trova in un capanno nei Boschi Velieri vicino a Castel Grifo. Dopo poco la raggiunge un messo che le consegna una busta sigillata e si uccide. Rea si libera del corpo e consegna il messaggio a Irio. Non ha parlato con nessuno di quel messaggio né dei precedenti, ma inizia a nutrire sospetti nei confronti del principe e ha notato che da Castel Grifo partono dei messi senza le insegne reali, sempre poco dopo aver consegnato i messaggi a Irio, e non fanno ritorno.

Crono riceve un biglietto del principe che lo convoca nelle sue stanze. Qui si riuniscono anche Rea e Nineve, per discutere della persa del trono. Bisogna eliminare il principe eraditario, Ermete dei Gastaldi, fratello maggiore di Irio.

Rea è molto a disagio, indecisa sul da farsi, ma come Nineve decide intimamente di offrire la propria lealtà a Irio. Crono suggerisce di tramortire Ermete e lasciarlo nelle stalle fino all’alba, sperando che gli spettri siano ancora lì e lo rendano folle, ma Irio dice di aspettare.

Rea, che continua a interrogarsi sulla natura degli spettri, ha scoperto che a Grifo è morto da pochi giorni un reduce di Caletra. Assieme a Crono, Nineve e Linetta va a casa della vedova per raccogliere informazioni. La donna non sa molto, ma consegna loro un diario che il marito aveva scritto in guerra.

Crono lo legge e trova conferma del fatto che Caletra subisce attacchi di spettri, come dicevano i reduci, che inducono il sonno e la follia e che un’arma efficace per scacciarli è il fuoco.

7. I tagliagole e la battaglia

L’esercito di Clodoveo si muove verso Caletra. A un paio d’ore dalla città, in un avvallamento nascosto, si ferma all’avamposto comandato da Edoardo Altoramo, incantatore, che con una piccola mandria di spettri ha mandato ogni notte dei piccoli attacchi a Caletra. Clodoveo gli comanda di mandare un attacco consistente quella notte per poi partire verso nord e preparare le navi che trasporteranno l’esercito e gli spettri a nord di Crona.

Lotario, all’interno delle mura, apre con l’aiuto di Giandolfo una piccola porta secondaria e fa entrare Ernia e Torio, due tagliagole mandati da Clodoveo. Lotario li conduce al portone principale, sorvegliato da alcuni armigeri. Appena sentono le prime grida provenire dalle mura est, Lotario ottunde i sensi delle sentinelle mentre i tagliagole si liberano degli armigeri, poi aprono il portone.

Ventonero incita gli uomini alla battaglia e sotto una pioggia scrosciante attacca la città. La maggior parte degli armigeri di Caletra è impegnata a contrastare gli spettri e la battaglia è vinta facilmente. Clodoveo sconfigge a duello il vecchio Duca e manda i suoi uomini a eliminare le ultime sacche di resistenza.

8. Il Reggente di Crincorvo

Arguto vive nel castello di Crincorvo, dove i consiglieri incantatori dai capelli d’argento si fanno sempre più audaci. Eusebio, il più potente tra loro, gli rivela che a orchestrare il complotto che ha portato alla condanna a morte di Aronne, suo padre, è stato il cugino Irio.

Mentre ascolta e giudica le richieste dei suoi sudditi, gli si presenta un messo. È un uomo di Clodoveo, l’eretico clodovingio, che gli dà la notizia della caduta di Caletra.

Dopo l’assassinio del padre, che Arguto non ha perdonato e intende vendicare, un altro messo era venuto da lui, offrendogli un’alleanza coi clodovingi. Arguto aveva accettato, convinto di poter in questo modo compiere la sua vendetta e salire sul trono di Grifo. Poco tempo dopo, però, gli incantatori dai capelli d’argento avevano iniziato a infestare il castello e avevano preso in mano le redini del potere. Tutto sommato, però, il gioco sembra valere la candela.

Irio manda Crono e Rea a Crincorvo, per indagare sul cugino Arguto, gli spettri e l’incantatore dai capelli d’argento. A metà strada, in una locanda di Vioccia, incontrano Denisia, alchimista di Crincorvo che lavora per Irio e li aiuterà e infiltrarsi nel castello, non appena avrà completato il suo carico di reagenti alchemici. Crono e Rea si rimettono in marcia il giorno dopo, diretti a un capanno abbandonato nei pressi di Crincorvo.

9. Il Profeta e la città

Clodoveo è uscito da Caletra per meditare nei boschi quando incontra la strega Tramontana, che non si era più fatta viva. La strega gli consiglia di uccidere i sacerdoti e i nobili di Caletra per consolidare il dominio sulla città, poi gli rivela di portare in grembo suo figlio. Clodoveo è furibondo e la donna scompare. Non potendo fare altro torna al palazzo ducale e comanda a Lotario di organizzare un banchetto.

Nobili e sacerdoti dei Dodici Dei scismatici si riuniscono a palazzo per discutere di concordia religiosa, ma il cibo è avvelenato e in breve tempo muoiono tutti.

Il giorno dopo Clodoveo riunisce il popolo sotto le mura e giustizia i traditori, operando conversione forzate.

10. I Figli degli Dei

A Crincorvo, Evaldo scopre da Escanore che a nord la presenza degli spettri si manifesta di frequente. L’amico inquisitore gli suggerisce di iniziare le ricerche al villaggio di Rosaspina, dove il sacerdote scismatico pare simpatizzare per l’eresia. Gli riferisce inoltre delle voci secondo cui Caletra è caduta, ma non si sa nulla su chi l’abbia conquistata.

La delegazione dei Figli degli Dei procede verso il villaggio e scopre non solo che gli spettri e l’eresia clodovingia sono la stessa cosa, ma anche che è l’eretico Clodoveo ad aver preso Caletra e a scendere verso sud con un’armata di spettri.

Tornano di corsa a Crincorvo dove indicono un Concilium utilizzando un incantamento. Evaldo fa un resoconto della missione e, data la situazione e l’urgenza, propone di agire immediatamente.

I Figli degli Dei decidono di allertare subito Re Fero affinché chiami l’adunata, i maghi di Nivefonti e i guaritori di Medrenna. Inoltre Evaldo, Sisismonda e Gioele torneranno al nord, raggiungeranno Crona e cercheranno un accordo con il clero scismatico, offrendo un’alleanza per sconfiggere l’eresia clodovingia e operare la riunificazione dei culti, alle loro condizioni.

11. Il rito e il castello

Dopo che Crono e Rea sono partiti, Nineve nota che Irio e Numenveste si incontrano spesso, così decide di parlare col mago e vederci chiaro. Lo incontra in biblioteca e Numenveste ammette di raccogliere informazioni sugli spettri da molto tempo, per conto del principe cadetto. Le parla dei Demoni, gli antichi incantatori maghi che avevano il potere di creare gli spettri. Nineve, preoccupata per i suoi compagni, si prepara in fretta e furia e parte per raggiungerli a Crincorvo.

Crono e Rea sono arrivati al capanno, nei boschi presso Crincorvo. Quando si sveglia, Crono nota che Rea è sparita assieme al cavallo.

La guardia si era svegliata presto e aveva deciso di andare in perlustrazione. Nel bosco, però, ha trovato una torre diroccata che le ha trasmesso una terribile inquietudine, e ai suoi piedi ha visto un mostriciattolo. Senza aspettare oltre è tornata al capanno, dove Crono la stava aspettando, e insieme decidono di tornare alla torre a indagare.

Il mostriciattolo sembra scomparso, ma quando Rea entra nella torre scopre che è infestata dagli spettri. Sente Crono gridare e si precipita all’esterno, ma del suo compagno non c’è più traccia. Lo ritrova nel bosco e scopre che è stato attaccato, ma ha sconfitto gli animali dalla pelle coriacea. Decidono di tornare al capanno, ma sentono dei rumori e li seguono.

In una piccola radura vedono degli incantatori e un uomo dai capelli d’argento che svolgono un rituale. Attorno a loro gli alberi iniziano a seccarsi con un rumore assordante e Crono capisce cosa sta succedendo: un incantatore mago sta creando uno spettro.

Fuggono verso il capanno, certi che lo spettro li stia inseguendo, ma la presenza svanisce all’improvviso.

All’alba raggiungono il capanno e trovano Denisia con un cesto pieno di reagenti, pronta a farli entrare nel castello di  Crincorvo.

Crono e Rea entrano al castello come Cronacista di Rensia e assistente. Incontrano Arguto che li invita a un banchetto, poi seguono Denisia nelle segrete sotto la torre colombaia, dove si trovano i laboratori alchemici. Qui Denisia mostra loro il suo laboratorio, e con orgoglio gli affida una boccetta di Fuoco Fluido, una sostanza da applicare sulle armi, in grado di dissolvere gli spettri. Li raggiunge il vecchio maestro di Denisia, che non gradisce la loro presenza e gli sguinzaglia contro un golem di pietra. Crono e Rea fuggono verso l’esterno, riuscendo a sconfiggere il golem e il vecchio alchimista. Salgono sulla torre colombaia dove incontrano Acasto Corvino, una volta il migliore arciere di Crincorvo, relegato al ruolo di piccionaio dopo essere stato ferito a Caletra. Qui scoprono che i piccioni viaggiatori mandati a sud non fanno ritorno, e che i messaggi che vengono da nord sono sigillati con la stella a sette punte, simbolo dell’eresia clodovingia. Prendono commiato da Acasto e vanno al banchetto, dove inaspettatamente trovano Nineve in compagnia di Arguto.

12. L’Ecclesia, lo Scisma e l’Eresia

Clodoveo riceve un messo da Grifo. Prende in consegna il messaggio e uccide il giovane che gliel’ha portato. Ha ricevuto una mappa dettagliata del territorio a sud di Crincorvo. Clodoveo lascia Caletra con l’esercito e si dirige a nord, dove aveva mandato Edoardo a occuparsi dell’organizzazione della flotta con cui avrebbe imbarcato l’esercito portandolo, con la complicità dei maghi di Nordia, a nord di Crona, in modo da cogliere la città di sorpresa. Clodoveo e l’esercito raggiungono il mare, salpando verso la conquista di un nuovo regno.

La delegazione dei Figli degli Dei (Evaldo, Sisismonda e Gioele con i loro attendenti) arriva a Crona per incontrare i Sommi Sacerdoti scismatici. Vengono condotti al Dodecaedro, sede dell’Assemblea, dove Evaldo spiega che l’uomo che ha conquistato Caletra è l’iniziatore dell’eresia clodovingia, e che intende conquistare anche Crona, scendere verso Crincorvo e prendere il Regno di Grifo. Propone quindi di unire le forze per combattere l’eretico e di riunificare i culti, ortodosso e scismatico, per sopravvivere insieme. I Sommi Sacerdoti accettano, e in poco tempo la delegazione riparte, con quattro Sommi Sacerdoti che si insedieranno a Streio come Figli degli Dei, occupando quattro scranni.

Sisismonda ricorda l’incontro con Irio avvenuto l’anno prima, quando in anticipo sugli eventi il principe le aveva parlato degli spettri e dell’invasione, proponendogli di sposarlo. Ricorda il passato, quando da ragazzini giocavano a Crincorvo. Sisismonda, infatti, è la figlia illegittima di Aronne e sorellastra di Arguto.

Clodoveo ha appreso che Crona sa del suo arrivo ed è pronta a difendersi. Nonostante questo comanda alle truppe di prepararsi alla battaglia per attaccare al calare delle tenebre. Per primi manda gli spettri, poi fa avanzare arcieri e maghi, mentre i guerrieri leggeri scivolano sotto le mura e iniziano a scalarle, in modo da eliminare gli arcieri nemici. Quando l’ariete sfonda il barbacane Clodoveo guida la cavalleria entro le mura e la battaglia infuria. Corrado, con la fanteria, è trattenuto da una sortita ma Clodoveo, nonostante una brutta ferita al braccio, riesce a individuare e sconfiggere il duca nemico. La battaglia è vinta.

Il Profeta si risveglia nelle stanze del vecchio duca, e apprende da Lotario che Norberto, il suo scudiero, è caduto in battaglia e che quattro Sommi Sacerdoti sono fuggiti a sud assieme a Evaldo da Nivefonti, con l’intento di riunificare i culti per contrastare il Dio Cangiante. Lotario ha mandato messi ad Arguto per catturare la delegazione di Evaldo.

Clodoveo convoca i luogotenenti e comanda di giustiziare i Sommi Sacerdoti e passare a fil di spada religiosi e novizi.

13. Il marchio, lo spettro e l’ampolla

Crono, Rea e Nineve cercano informazioni al castello di Crincorvo, ma non scoprono nulla. Nineve non sopporta il clima del nord e si è pentita di essere partita per salvare i suoi compagni, che se la cavavano benissimo anche da soli. Per non tornare da Irio a mani vuote va in biblioteca a cercare informazioni, ma anche qui non combina nulla. Crono e Rea la chiamano all’improvviso, dicendo che devono partire immediatamente. Da Acasto Corvino hanno scoperto che il Vecchio Inquisitore è stato catturato da una pattuglia dell’eretico. Devono eliminare gli uomini che Arguto manderà di rinforzo e Crono deve infiltrarsi, in modo da liberare Evaldo. Tendono un’imboscata lungo la strada e Crono prende il cavallo e i vestiti di un armigero sconfitto, dopo averlo interrogato.

Raggiunge il luogo dove si trovano gli uomini dell’eretico e riesce a farsi accettare da loro, mostrando il marchio ricevuto dall’Ecclesia. Gli altri lo seguono a distanza, nella boscaglia. Crono scopre che la pattuglia è riuscita a catturare Evaldo grazie a uno spettro, e che gli altri delegati di Streio sono riusciti a fuggire. Con la pattuglia viaggia anche un demone, che controlla lo spettro. Crono riesce a ucciderlo e gli altri eliminano il resto della pattuglia, ma lo spettro è forte e riesce a sfuggire alla presa di Crono. È Rea, grazie al Fuoco Fluido di Denisia, che riesce a indebolirlo consentendo a Crono di dissolverlo.

14. Eretici e traditori

Evaldo, Crono, Rea, Nineve e Acasto tornano verso Crincorvo. Devono prendere la fortezza prima che l’eretico giunga dal nord. Si recano al Tempio di Escanore Crudele e ottengono rinforzi: tutti gli incantatori presenti marciano assieme a loro alla volta del castello. Evaldo fa aprire le porte e assieme agli incantatori di Escanore si occupa dei demoni, mentre la delegazione di Irio entra nella torre principale per stanare Arguto. Incontrano un po’ di resistenza, costituita dalla guardia personale del reggente, ma la sbaragliano senza troppo sforzo. Di Arguto non c’è traccia, ma sentono dei gemiti provenire dall’interno delle mura. Rea abbatte una porta segreta e quando Arguto ne emerge urlando Acasto Corvino gli taglia la gola, vendicandosi della misera sorte che il reggente gli aveva riservato.

Tornando al piano inferiore trovano Evaldo e gli incantatori vittoriosi sui demoni. Crono e Rea salgono sulle mura e vedono in lontananza l’esercito di Grifo in marcia per raggiungerli.

L’esercito arriva a Crincorvo. Evaldo aggiorna il Re, mentre Irio convoca la sua delegazione per discutere i piani per la battaglia. Ha portato con sé anche Linetta, nonostante la giovane età, nel caso in cui i suoi uomini vengano feriti in battaglia. Si dimostra molto soddisfatto del lavoro svolto a proposito del reggente, e comanda di uccidere suo fratello Ermete durante la battaglia, lasciando i dettagli alla fantasia della sua guardia personale. Rea, Nineve e Linetta escono dalla stanza con una sensazione di insicurezza, mentre Crono resta a parlare con Irio.

Ci si aspetta un attacco di spettri per quella notte, infatti Crono ne avverte la presenza estendendo le sue percezioni. E’ preoccupato per Rea, in prima linea sulle mura Nord, ma l’attacco era atteso e il castello è pieno di incantatori e maghi venuti da tutto il regno per contrastare l’eresia. Crono si concentra quindi su uno spettro e ne devia il percorso, portandolo nella stanza da letto del sovrano che dorme un sonno agitato. Lo spettro ne viene subito attratto e Crono lo lascia lì, ritirandosi nella sala comune e cercando di ubriacarsi più in fretta possibile.

Il giorno dopo si sveglia trovando un gran trambusto. Il Re ha perso il senno. Irio lo convoca e si congratula con lui, poi Crono va nella sala comune e incontra Evaldo. Anche l’Ecclesia pare soddisfatta del lavoro di Crono, che metterà Irio sul trono, come aveva deciso.

La battaglia inizia con l’attacco degli spettri. Crono lascia Nineve a proteggere Linetta nella sala comune e si separa da Rea per raggiungere gli incantatori e i maghi sulle mura.

Evaldo e Numenveste organizzano incantatori e maghi, poi iniziano a loro volta a liberare le mura. Sostenuto da Iusmet, Evaldo sente di poter ricacciare indietro tutti gli spettri, ma viene colpito da una freccia e crolla a terra.

Crono trova Evaldo e lo porta da Linetta, poi torna a combattere decidendo, visto che la battaglia non si sta mettendo nel migliore dei modi, di non fare nulla per eliminare Ermete.

Nineve accoglie Evaldo nella sala comune, adibita a infermeria secondaria, ma mentre Linetta cerca di curarlo uno spettro arriva fino a loro. Il Vecchio Inquisitore, con l’aiuto della maga, sconfigge lo spettro e muore.

Sisismonda sente che il vecchio è morto e si dispiace di non essergli stata accanto. Con i Monaci Guerrieri sta resistendo fuori dalle mura interne per dare tempo ai soldati di Grifo di riorganizzarsi. Quando la situazione degenera riesce a ritirarsi senza incontrare la morte in battaglia.

Crono riesce a entrare nella cerchia di mura interna e vede Rea accanto a Ermete, ma delle grida lo distraggono. Alle sue spalle vede un’orda di nemici sciamare nelle mura interne e Linetta sulla loro traiettoria. Si getta su di lei gridandole di mettersi in salvo ma viene colpito e stramazza a terra.

Rea li raggiunge e mette in salvo Linetta, ma Crono è ferito troppo gravemente e muore.

L’araldo diffonde nel castello la vittoria di Clodoveo Ventonero.

Rea è nelle prigioni in attesa di essere giustiziata, senza notizie di Nineve o Linetta. Un eretico però la fa uscire e la porta al cospetto del Profeta. Qui arrivano anche Irio, Nineve e Linetta e Rea viene liberata. L’eretico invita Irio ad andare a impiccare suo fratello.

15. La corona

Clodoveo Ventonero incorona Re Irio, benedicendolo in nome del Dio dai Sette Volti. La nobiltà è invitata a banchettare e Irio chiama Rea per una conversazione privata. Il principe, ormai sovrano, aveva sperato nella vittoria dell’esercito di Grifo, ma aveva mantenuto aperta anche la porta della sottomissione all’invasore. Ora bisogna liberare il regno dai clodovingi.

Passano i mesi, Rea diventa Capitano della Guardia e Nineve Prima maga di Castel Grifo, ma i propositi di ribellione non vengono più menzionati dal sovrano. Rea considera la possibilità di fuggire ma la scarta. Ha giurato fedeltà a Irio e rimarrà a Grifo, anche se ormai ha perso fiducia, aspettando il destino che le riserveranno gli Dei.

Fine.

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